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Sintesi.

Le  trasformazioni  demografiche, economiche e politiche  verificatesi
fra  Duecento  e  Quattrocento furono accompagnate da un  rinnovamento
culturale, che port ad un ampliamento degli orizzonti del sapere e ad
una  nuova  concezione  dell'uomo e del suo  rapporto  con  il  mondo.
Espressione   della  mentalit  e  delle  esigenze  dei  ceti   urbani
professionali   e  mercantili,  la  nuova  cultura  si   fond   sulla
valorizzazione  dell'esperienza e dei principi razionali,  contestando
la  validit  dei  presupposti  teologico-metafisici  fino  ad  allora
dominanti,  e  sulla  rivalutazione  della  vita  terrena,   non   pi
considerata  esclusivamente  in funzione di  quella  ultraterrena.  Il
culmine  di  tale processo di rinnovamento venne raggiunto nell'Italia
centro-settentrionale,   fra   il   Trecento   e   il    Quattrocento,
dall'Umanesimo,  un  movimento  culturale  promotore  di  una  cultura
fondata  su  un  pi ampio ventaglio di conoscenze e sulla  centralit
dell'uomo  con  le  sue capacit e le sue esigenze. Convinti  che  gli
ideali  ed  i  valori  in cui credevano si fossero  gi  concretizzati
nell'antichit greca e romana, gli umanisti italiani si distinsero per
l'appassionata   ricerca  e  l'attento  studio  dei  testi   classici.
(Paragrafo 1).
A  Firenze l'Umanesimo, che ebbe tra i suoi massimi esponenti  notari-
cancellieri  di  formazione retorica come Coluccio Salutati  e  Poggio
Bracciolini, si distinse per il suo collegamento con la vita  politica
della citt. Favorita dal mecenatismo dei principi, dei signori e  dei
pontefici,  la nuova cultura si diffuse in altre citt,  come  Milano,
Napoli,  Urbino, Mantova e Ferrara. Applicati alla pedagogia, i  nuovi
ideali

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favorirono la nascita di teorie e istituzioni educative fondate su una
pi  ampia  trasmissione di conoscenze e su un maggior rispetto  della
personalit del discente. Nel Cinquecento l'Umanesimo si diffuse anche
in   altri   paesi   europei,  influenzando  l'opera  di   prestigiosi
intellettuali come l'olandese Erasmo da Rotterdam e l'inglese  Tommaso
Moro.  (Paragrafo 2).
La  nuova cultura ebbe una concreta e visibile applicazione nelle arti
figurative, nell'architettura e nell'urbanistica, che si fondarono  su
una  pi  scientifica rappresentazione della realt, sulla  scelta  di
forme  ispirate ai modelli classici e su un uso armonico e  funzionale
degli  spazi. La grande fioritura artistica e architettonica    stata
generalmente   denotata   con  il  termine   "Rinascimento".   Coniato
nell'Ottocento da storici come Michelet e Burckhardt, e ben sviluppato
da    quest'ultimo,   il   concetto   di   "Rinascimento",   indicante
un'improvvisa rinascita culturale e politica dalle tenebre  medievali,
  oggi  contestato dalla maggioranza degli storici,  pi  propensi  a
ipotizzare una lunga fase di passaggio verso l'Et moderna. (Paragrafo
3).
Grazie   al   diffondersi  dell'Umanesimo,  ed  alla  sua  esaltazione
dell'esperienza  umana  e della conoscenza della  natura,  nel  secolo
sedicesimo  si posero le basi della scienza moderna. Al  di  l  degli
studi  del  celebre  Leonardo, che rappresent il massimo  esempio  di
genio  universale  rinascimentale, sono  da  evidenziare  i  progressi
ottenuti  dall'anatomia  e dalla chirurgia, grazie  alla  pratica  del
medico  fiammingo  Vesalio,  e le rivoluzionarie  teorie  astronomiche
formulate dal polacco Copernico, che "declassarono" il globo terrestre
da centro dell'universo a satellite del Sole. (Paragrafo 4).
Questi  mutamenti culturali ebbero un'ampia cassa di  risonanza  anche
per  l'avvento  di uno strumento rivoluzionario: il  libro  a  stampa.
Originato dall'arte della xilografia, approdata in Europa dalla  Cina,
e  da  ulteriori tentativi di imprimere su carta tavolette  incise  ed
inchiostrate, il sistema della stampa a caratteri mobili fu  inventato
dal  tedesco Gutenberg verso la met del Quattrocento. Dopo un periodo
di  rodaggio, il successo della riproduzione meccanica del libro,  che
sostitu  progressivamente  la  trasmissione  manoscritta,  port  nel
Cinquecento  ad  una  produzione  libraria  cos  vasta  da   renderne
impossibile,  dopo  alcuni  tentativi,  una  catalogazione   generale.
(Paragrafo 5).
